Venga in Italia, signor barone
Caro barone Karl Theodor zu Guttenberg,
suvvia non se la prenda. Oggi è una giornata nera per Lei. Dimettersi per aver copiato una tesi di laurea dalla carica di ministro della Difesa del governo tedesco non è bello. Lo immagino. Però, guardi, le posso assicurare che visto da qui, il suo gesto, pur costretto da una campagna di stampa veemente, induce persino a una certa accondiscendenza, a una vicinanza partecipata.
Sa, caro signor barone, qui da noi, di recente, quando si è dimesso un ministro lo ha fatto per vendicarsi e poi far cadere il governo (e quindi venire rieletto al parlamento europeo nelle fine dell’opposizione divenuta nel frattempo maggioranza); oppure perché aveva insultato un tecnico dell’esecutivo che chiedeva una scorta, poco prima di venire ucciso dai terroristi delle Brigate rosse. Fine. E soprattutto non sia mai dimettersi perché si ruba o si è beccati a imbrogliare le carte. In Italia attaccano subito i cori dei garantisti per i quali bisogna attendere i tre gradi di giudizio e poi forse…. Forse lei non lo sa ma la media italiana per ottenere una sentenza definitiva è 10 anni.
Venga in Italia, signor barone. Qui troverebbe di sicuro uno Stracquadanio o un La Torre che la difenderebbero a spada tratta in televisione, immolandosi e facendo fare ai giornalisti la figura (considerata pessima da queste parti) degli inquisitori. Le dirò di più. Qui nel Sultanato, nessun ministro dello stesso governo, per di più compagno di partito, si sarebbe permesso di pugnalarla alle spalle dicendo pubblicamente di vergognarsi di Lei come ha fatto invece la signora Schavan. Qui sarebbero stati tutti solidali, stretti a coorte, ben sapendo che sotto le stelle di Roma tutto si dimentica.
Dia retta, signor barone, venga qui. Guardi che lei mica ha fatto nulla che l’italiano consideri grave, sa? Sappia che qui ci sono fior di politici, con incarichi di grande responsabilità, accusati di aver fatto affari illeciti di ogni tipo con i soldi pubblici che ancora stanno saldamente ai loro posti senza che nessuno dica nulla. Deputati e senatori inquisiti in parlamento (la p minuscola di questi tempi è necessaria) ne abbiamo a bizzeffe noi. Anzi, per un reato come il suo al massimo in alcune riunioni di partito ci saranno notabili locali che le chiederanno di conoscere il trucco, oppure qualche Vergassola o la Letizzetto di turno ci ricameranno sopra le solite battute un po’ volgarotte. Se sarà fortunato il premier Berlusconi la ergerà addirittura a protagonista di qualche barzelletta. E quello sarà il segnale che la “nuttata” è davvero passata (a proposito, se la guardi “Napoli milionaria” che c’è molto da imparare per un politico).
Venga, venga, signor barone. Guardi che se a 39 anni la Sua carriera politica in Germania è finita, in Italia i suoi coetanei sono ancora ben lungi da cominciarla. Nessun traguardo le sarebbe precluso nel BelPaeseDeiFurbi. Ok, d’accordo: forse al Quirinale non ci potrebbe andare. Finora, almeno, il Colle è stato abitato da persone specchiate. Ma considerato che prima di avere l’età giusta per insediarvisi mancherebbero ancora una quarantina d’anni, chissà che può succedere nel frattempo.
Allora si è convinto, signor barone? Venga, davvero! Noi, qui, un ministro che si è dimesso per aver scopiazzato all’Università lo accoglieremmo a braccia aperte.
Posted on marzo 1, 2011, in politica and tagged corruzione, Germania, Italia, Zu Guttemberg. Bookmark the permalink. Lascia un commento.

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